Michele Cecchini – E questo è niente

Sono solo 140 le pagine di “E questo è niente”, ultimo bellissimo romanzo di Michele Cecchini. Di solito un libro così lo leggo in un giorno, un giorno e mezzo. Ma questo no: ho sentito l’urgente bisogno di assaporarne poche pagine alla volta, di prolungare il piacere di godere della compagnia di Giulio (che fino alla fine non sapevo come chiamare, se non tetra o coso), il ragazzino cerebroleso e tetraplegico voce narrante di questa dolcissima storia densa di dolore e gioia, ironia e partecipazione, leggerezza e rassegnazione, accettazione e capacità di sognare. Sì perché attraverso gli occhi di Giulio, che secondo il pensiero comune avrebbe tutti i motivi per essere disperato e arrabbiato col mondo, il quotidiano si svela al nostro appannato sguardo di “normali” in tutto il suo indicibile incanto.

La vicenda è ambientata negli anni Sessanta in un paesino toscano: improvvisamente alcuni abitanti di via Cadorna, dove risiede Giulio, sono colpiti da inspiegabili crisi di sonno che durano ventiquattr’ore e poi se ne vanno come se niente fosse. Da questo evento parte la narrazione del ragazzino, concreta e ancorata alle poche, piccole cose sempre uguali che riempono le sue giornate, ma capace di andare oltre l’apparenza: dalle sue descrizioni prende corpo piano piano la storia della sua famiglia e dei suoi strani e sofferti personaggi, ciascuno col suo carico di sogni e di dolore, ciascuno con le sue strategie per fronteggiare questa vita così carica di eventi inattesi, terribili e meravigliosi al tempo stesso. Giulio non esce mai; non ha più i genitori, viene accudito dai nonni e viene nascosto in cameretta quando ricevono visite (che non sia quella delle amiche della nonna, che ormai si sono abituate a lui, col suo filo di bava e il suo puzzo di piscio). Non è visto come persona, ma come un coso da pulire e accudire con stoica rassegnazione, girandolo ogni tanto sull’altro lato come si fa con una braciolina. Eppure, grazie alla corteccia sana, ha una vita interiore ricca e sorprendente: la sua ingenua lucidità gli consente di cogliere le fragilità, i pregiudizi e le contraddizioni dei cosiddetti normali, assolutamente incapaci di vivere felici nonostante abbiano molto, molto di più di quanto sia toccato in sorte a lui, che invece è determinato a godersi ogni momento.

Un libro straordinario di cui consiglio vivamente la lettura, una voce indimenticabile e particolarissima, capace di far riflettere con scanzonata leggerezza sul significato più profondo della vita e dei suoi drammi, sul valore del rispetto, della cura e della considerazione reciproca.

E questo è niente, di Michele Cecchini (Bollati Boringhieri, 2021)

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